CHILDREN OF MEN

L'evento non è acquistabile.

  • Venerdì 27/03
  • dalle 21:00 alle 22:49
  • € 7.50 +d.d.p.
  • Sala 1
    Via Vincenzo Monti 7/c, 37132 VERONA

Nel mondo di Children of Men sono passati più di dieci anni dall’ultima nascita. Il pianeta è allo stremo, schiacciato dall’idea concreta che l’umanità stia scivolando verso la propria fine. L’Inghilterra, ormai trasformata in uno stato totalitario, prova disperatamente a contenere il caos: confini chiusi, coprifuoco, campi di detenzione per immigrati e bombe che scoppiano nei pub.
In mezzo a questi resti di civiltà, Theo Faron (Clive Owen) è un uomo vuoto, che ha smesso di credere in qualunque possibilità di futuro. Ma quando la sua ex moglie (Julianne Moore) ricompare, gli affida qualcosa che potrebbe cambiare tutto: forse l’ultima scintilla di speranza rimasta al mondo.

Il film nasce dall’omonimo romanzo di P.D. James, e arriva a Cuarón dopo la conclusione di Y tu mamá también, quando il regista sta entrando nella fase più consapevole del suo cinema. La lavorazione, però, inizia solo dopo diversi cicli di riscrittura della sceneggiatura e dopo la parentesi de Il prigioniero di Azkaban, a dimostrazione della doppia anima di Cuarón, sempre diviso tra progetti personali e grandi produzioni.

Per Cuarón il cinema non è “letteratura per pigri”, ma un’arte più vicina alla musica, caratterizzata dallo scorrere delle immagini del tempo. Da qui la sua predilezione per il piano sequenza: non un semplice virtuosismo tecnico, ma un modo di far scorrere la vita davanti agli occhi dello spettatore senza filtri.
In Children of Men questa idea esplode in alcune sequenze memorabili, riprese che sembravano impossibili e che invece, grazie a ingegnosi supporti per la camera e a un montaggio digitale invisibile, diventano momenti di pura immersione. Sono l’anticamera di ciò che farà più tardi con quel tripudio visivo che è Gravity e il capolavoro senza tempo di Roma.

La Londra del film è un ibrido disturbante: un po’ Clockwork Orange, un po’ la desolazione industriale immortalata dai Pink Floyd in Animals, con la Battersea Power Station che riemerge come icona di un impero distopico.

Acclamato dalla critica, Children of Men resta uno dei film più lucidi degli anni 2000, non solo per la tecnica, ma per come riesce a incarnare un sentimento che tutti, prima o poi, abbiamo provato: la paura che il futuro non abbia più spazio per la speranza. E allo stesso tempo, la necessità ostinata di cercarla comunque.

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